SULLA SCULTURA DI P. REMO RAPONE
PER IL QUARTO CENTENARIO DEI PP. CAPPUCCINI IN MONTEROTONDO – ROMA

Il monolito in marmo grigio di Carrara scolpito in basso e altorilievo è interamente ispirato a San Francesco, raffigurato orante, cantore delle lodi a Dio e povero. Il colosso marmoreo (circa 2 metri di h. e 1,5 di larghezza e profondità, q. 120) è ricco di rappresentazioni altamente simboliche.

Francesco tra l’aiuola in fiore, prono, braccia tese verso la croce in atteggiamento di preghiera, simboleggia i primi frati che 400 anni or sono, giungendo su questo colle, posero la croce e iniziarono la loro presenza in questo luogo. Ma esprime anche, metafisicamente, il bisogno di pregare insito nell’uomo.
Svoltato l’angolo, troviamo Francesco nella posizione dell’orante (segno peculiare delle opere di P. Remo), gli sono accanto la colomba simbolo dello Spirito Santo e il giglio simbolo della purezza. Il lupo di Gubbio (Fioretti cap. XI) e il ficodindia, simboli del male, si “convertono” in bene per l’uomo: il lupo diventa mansueto, il ficodindia oltre alle spine produce frutti succulenti.
Un esile cipresso ci ricorda “sorella morte” e fa da scansione alla scena di frate Francesco e frate Masseo.
Qui è raffigurato il formidabile capitolo XIII dei Fioretti (che bisognerebbe rileggere e meditare) dove si narra con lirico umorismo di Francesco, “piccolo di corpo”, che riceve, questuando, piccoli tozzi di pane secco, mentre frate Masseo, “grande e bello”, ottiene pezzi di pane fresco e persino un pane intero! Della qual cosa Francesco “fece grandissima allegrezza”. In questo riquadro vi è espressa la vulnerabilità, la forza e la letizia della “minoritas” francescana.
Tutti
gli episodi scolpiti sono scanditi da una lussureggiante natura: alberi da
frutto, fiori e fronde. Una scaturigine di foglie (oltre mille). E oltre a
decorazione è simbologia francescana: viene in mente il Cantico delle Creature,
lode al Signore per la madre terra che produce diversi frutti e fiori… E’ la
Provvidenza di Dio “che veste i gigli del campo e nutre gli uccelli dell’aria”
(Mt 6,26-29) ed opera attraverso il bene che i frati hanno fatto in questa
comunità.
Al vertice della scultura svetta la croce del Salvatore, sicura vocazione e oggetto di piena adesione nella vita di S. Francesco e dei suoi frati.

Dopo tanto lavoro e rumore con mazzetta e scalpello, una carezza dell'autore.